Come affrontare lo stress da rientro dopo le vacanze

Eccoci all’8 gennaio, primo giorno di lavoro dopo le vacanze di Natale. Certo, non tutti hanno avuto la fortuna di fare due settimane di ferie come i bambini, ma anche per chi ha lavorato durante queste settimane, i giorni di festa hanno permesso un po’ di riposo in più, dando la possibilità di alternare tre-quattro giorni lavorativi e tre- quattro giorni festivi.

E ora si ricomincia! Ma avete presente quella sensazione di malinconia accompagnata da stanchezza, irritabilità, mal di testa, difficoltà di concentrazione… Vi è capitato di provarla questa mattina o già ieri sera al solo pensiero di tornare alla vita normale? In più il meteo di oggi non aiuta e non aiuta nemmeno uno sguardo al calendario, dove i primi giorni festivi che abbiamo davanti sono a fine marzo, per Pasqua.

Di solito si fa finta di niente, si contano le interminabili ore che mancano al termine della giornata di lavoro o al week-end e si continua a testa bassa ad immergersi nella solita routine. Invece no, il mio consiglio è di ascoltare queste emozioni per poterne fare tesoro e partire con la giusta carica per questo nuovo anno, prima di essere nuovamente anestetizzati dal solito tran tran! E dato che le prossime ferie le vediamo con il binocolo, impegnamoci perché questi mesi che abbiamo davanti siano soddisfacenti e non solo un lungo e noioso ponte che ci separa dalle prossime vacanze.

Prendiamo per esempio la nostalgia, quella sensazione che ci manchi qualcosa o qualcuno (un amico, un luogo, un parente), tanto che questa assenza all’improvviso ci intristisce. Può succedere di provare questa emozione al rientro dalle vacanze. E’ utile fermarsi e capire cosa ci suscita questa nostalgia, in modo da potere integrare questo qualcuno o qualcosa nelle nostre giornate. E’ un amico che vive lontano e che solo durante le vacanze abbiamo la possibilità di vedere? Sentiamolo più spesso, ormai internet ci permette di coltivare relazioni affettive fatte di vicinanza anche con chi è lontano, o programmiamo un viaggetto per andarlo a trovare. E’ un’attività che abbiamo avuto modo di fare durante le ferie perché avevamo più tempo libero, come leggere, fare passeggiate, cucinare? Proviamo a ricavarci qualche ritaglio di tempo per continuare a portare avanti queste attività o troviamo un corso di cucina, sportivo, un gruppo con cui camminare anche in città. E se è un luogo visitato prendiamo questa nostalgia come l’invito a tornarci, a scoprire qualcosa di più, a programmare un altro viaggio. L’attesa di qualcosa che succederà e che abbiamo programmato per i prossimi mesi può essere ciò che ci motiva e ci da la carica al lavoro.

A volte invece si prova nostalgia senza sapere bene di che cosa:  “sentì invece una grande nostalgia, di cosa non saprebbe dirlo, ma era una grande nostalgia di una vita passata e di una vita futura, sostiene Pereira.” (“Sostiene Pereira”, Antonio Tabucchi). In questi casi è facile cadere nella malinconia, cioè in una forma accentuata di nostalgia, che dura per giorni e che ci pervade. Spesso succede quando avvengono dei cambiamenti e si osserva con rassegnazione e tristezza quello che sta per finire. Trovo che la malinconia sia un sentimento dolce-amaro, perché ci dice che quello che stiamo per lasciare ci ha dato qualcosa di positivo, anche se lasciarlo ci può sembrare difficile e la novità ci può fare paura. Quando vivo questa sensazione ripenso ai Portoghesi e alla loro parola saudade, che non è traducibile con nessuna parola di significato analogo in altre lingue, ma che si può descrivere come un atteggiamento di nostalgico rimpianto. Non ha un’accezione negativa, è la constatazione che si è vissuto qualcosa di importante o di bello, anche se può essere finito. Il mio invito è quello di affrontare in questa maniera questa sensazione di malinconia, non solo al rientro dalle ferie, ma quando qualcosa di importante finisce: un percorso di studi, un’esperienza formativa, un lavoro, una vacanza, un amore…

E proprio perché anche se è finito, questo qualcosa ci ha lasciato qualcosa di buono, coltiviamo la gratitudine. Penso che gratitudine sia la mia parola dell’anno: da quando ne ho assaporato il vero significato è diventata il mio mantra e in quasi ogni articolo ne parlo. Perché? Perché ci insegna a goderci di più la vita ed è la porta per la felicità. Non è facile mantenere un costante atteggiamento di gratitudine e coltivarla tutti i giorni, lo so bene. Durante queste due settimane di vacanza mi sono successe delle cose belle e inaspettate, prima in ambito personale, poi in ambito professionale. Ho gioito e sono stata grata per giorni di queste belle novità, ma poi mi sono immersa nuovamente nella routine, negli impegni, scadenze e quasi me ne sono scordata o per lo meno non ci ho dato il peso che avevo dato loro all’inizio. Uno sguardo all’agenda, ai tanti impegni ed eccola la, quella sensazione di “stress da rientro” ha cancellato tutto il buono. Invece no, stamattina mi sono fermata e ho ripensato a quelle novità, ho ripescato la gratitudine che rischiava di restare sepolta sotto alla routine e sono stata grata per il loro arrivo e a partire da quelle ho potuto riprogrammare i prossimi mesi perché siano più movimentati.

Quando avevo dieci anni, mia nonna mi regalò un “diario della gratitudine” e mi sussurrò: “Io ne ho uno uguale a questo. Ogni sera, ci scrivo le cose per cui ho provato gratitudine. Poi lo metto sotto al cuscino e succede una cosa meravigliosa: il contenuto del diario entra nei miei sogni e diventa il regno della felicità… E questa felicità mi accompagna per tutto il giorno successivo.” (Emozionario. Dimmi cosa senti. Cristina Nunez Pereira)

Abbiamo bisogno di carica per affrontare gennaio e febbraio, che secondo me sono sempre stati i mesi più noiosi dell’anno: l’inverno è nel suo pieno ma senza la magia del Natale, le vacanze sono lontane, mancano i colori vivaci dell’autunno, quelli dolci della primavera e il sole delle giornate estive. Se anche per voi è così, provate ad ascoltare i vostri sentimenti, ricordando che anche quelli apparentemente negativi, possono nascere per mostrarci quale strada percorrere e cosa desideriamo per stare bene.

E’ importante inoltre non avere fretta di raggiungere tutti gli obiettivi che ci siamo prefissati con i buoni propositi di inizio anno. La gradualità è il segreto per la continuità e per il successo.

Se ti accorgi che questi sentimenti ti stanno comunicando che qualcosa non va e credi che sia il momento giusto per farti un regalo per conoscerti meglio e migliorare il tuo rapporto con te stesso e con gli altri, contattami!

2 pensieri su “Come affrontare lo stress da rientro dopo le vacanze

Rispondi