Il 6 Febbraio è il Safer Internet Day: la Giornata Mondiale della sicurezza in rete, un evento annuale, organizzato a livello internazionale con il supporto della Commissione Europea nel mese di febbraio, al fine di promuovere un uso più sicuro e responsabile del web e delle nuove tecnologie, in particolare tra i bambini e i giovani di tutto il mondo.
“Create, Connect and Share Respect. A better internet starts with you” (Crea, connetti e condividi il rispetto: un internet migliore comincia con te) è lo slogan scelto per l’edizione del 2018, ed è finalizzato a far riflettere i ragazzi non solo sull’uso consapevole della Rete, ma sul ruolo attivo e responsabile di ciascuno nella realizzazione di internet come luogo positivo e sicuro.
Questo tema mi è particolarmente caro, tanto che la mia tesi di specializzazione parla proprio della comunicazione e delle relazioni nel mondo on-line e off-line perché nutro un fortissimo interesse per l’uso che facciamo della tecnologia, per le possibilità senza pari che ci da, per il modo in cui ci obbliga a riscrivere le relazioni.
“Internet rappresenta un ambiente completamente nuovo per il comportamento e le interazioni umane, un ambiente che può far emergere la nostra parte migliore o la nostra parte peggiore. Abbiamo avuto migliaia di anni di evoluzione per prendere confidenza con le interazioni umane in contesti faccia a faccia, ma appena due decenni per il mondo online diffuso su larga scala, ed ora è il luogo dove si svolge molta dell’interazione umana, con strumenti del tutto diversi.” (Patricia Wallace, La psicologia di internet, 2017)
Dopo aver approfondito questo tema la mia tesi ha preso la direzione del bullismo e del cyberbullismo perché l’ho affrontato tramite un caso clinico, ma parlare di internet sicuro non vuol dire parlare solo del cyberbullismo.
Credo che uno dei problemi principali riguardi il fatto che i genitori si trovano impreparati di fronte alle potenzialità e ai pericoli della rete, in quanto i figli sono molto più esperti e competenti di loro con le nuove tecnologie.
Inoltre, quello che succede in rete può essere difficile da vedere: se il mondo esterno è diventato pericoloso, e i genitori ne percepiscono i pericoli, dalle baby gang e i ragazzi che attaccano coetanei senza motivo, al rischio di attentati durante i grandi eventi, dai pirati della strada a quelle che un tempo erano chiamate “brutte compagnie”, è molto più rassicurante pensare il proprio figlio in casa, al sicuro nella sua stanza. La rete, tanto più, gli da la possibilità di sentire i suoi amici, quindi di non essere un ragazzo sfigato che passa sempre il tempo da solo, ma di essere sempre con gli altri, vicini ma lontani. Ecco che diventa difficile pensare che il proprio figlio possa mettersi in situazioni pericolose, possa essere attaccato o attaccare gli altri, perché è proprio lì, vicino a i genitori, nella stanza in cui è cresciuto.
E’ importante invece che i genitori siano consapevoli che dentro al cellulare a cui il figlio tiene così tanto, c’è un mondo. E il mondo on-line e quello off-line sono strettamente connessi: quello che succede in uno non può prescindere da quello che succede nell’altro, il modo in cui il ragazzo si vede, viene visto e si comporta quando interagisce on-line con gli amici, è legato a come si comporta nelle interazioni faccia a faccia.
Trovo che “Crea, Connetti e Condividi il rispetto” sia uno slogan veramente appropriato perchè il nostro rapporto con i media è profondamente cambiato, in quanto siamo passati da spettatori passivi (pensiamo alla televisione) a spettatori che possono scegliere attivamente i contenuti di cui fruire, a spettatori che possono diventare autori, cioè creare, condividere i loro contenuti e renderli visibili a tutti, e commentatori, che possono esprimere il loro parere su ogni contenuto. Creare, connettere e condividere i propri contenuti e i propri commenti con rispetto, dovrebbe essere l’obiettivo di un lavoro portato avanti con i ragazzi, i genitori, gli insegnanti e gli educatori.
Ma quali sono i fenomeni in cui ci si può imbattere nella rete?
Selfie: parliamo dei famosi autoscatti che popolano le bacheche Facebook ma soprattutto Instagram e Snapchat. Molti genitori si chiedono perché sia così importante per i ragazzi farsi questi autoscatti e ripeterli fino a quando non sono del tutto soddisfatti della loro immagine da poterla condividere. Nella fascia d’età compresa tra i 14 e i 19 anni, mediamente i ragazzi fanno circa 5 selfie al giorno*, con punte massime di 100, contro i 2 selfie al giorno dei preadolescenti, che usano di più i video e i messaggi audio. L’importanza dei selfie per i ragazzi è che questi autoscatti si inseriscono nel meccanismo dei “like” e per oltre 3 adolescenti su 10 il numero dei “like” ricevuti è fondamentale per accrescere la loro autostima e la popolarità, quindi la sicurezza personale. Al contrario, ricevere pochi “like” o leggere commenti dispregiativi sotto alle proprie foto influenza in negativo l’autostima e l’umore.
Sexting: invio e condivisone di immagini e filmati a sfondo sessuale attraverso l’uso dello smartphone e dei social network. Il carattere di immediatezza della comunicazione ha completamente annullato il concetto di attesa, e porta ad agire prima di pensare, fidandosi della persona alla quale si invia materiale intimo, senza rendersi conto dei reali pericoli che questo comporta. 4 adolescenti su 10* dichiarano di aver fatto sesso inviando foto e video su WhatsApp, sui social network oppure telefonicamente. I ragazzi non si rendono conto che su chat e social network rimangono le tracce di ciò che hanno invitato, per cui anche se è una loro scelta quella di mandare questo materiale a qualcuno di cui si fidano, le cose possono cambiare e possono diventare vittima del revenge porn, per cui vengono pubblicati contenuti intimi per vendetta, verso chi ha lasciato o ha tradito.
Challenge: sfide social che nascono in rete e che portano i ragazzi a procurarsi del dolore fisico, a compiere gesti rischiosi per la loro salute (ad esempio per dimostrare l’eccessiva magrezza o per vedere chi riesce a bere di più ) o per la loro vita (ad esempio i selfie sui binari quando sta arrivando il treno o in altri luoghi pericolosi), per condividere poi online le proprie imprese, con il rischio che in poco tempo, giovani di tutto il mondo, possano emulare queste modalità. In queste challenge ognuno cerca di superare i propri limiti e quelli raggiunti da altri, dando vita a delle esclation dove la competitività raggiunge livelli estremi. In questi giochi è di fondamentale importanza condividere le proprie imprese, che perderebbero il loro significato se non fossero poi esposte on line e visibile da tutti.Circa 2 adolescenti su 10* hanno partecipato ad una challenge sui social.
Hate speech: uso di un linguaggio provocatorio, falso, violento, fatto di messaggi offensivi, di discriminazione e odio verso un argomento o una categoria di persone, che dà vita spesso ad infiniti flame ossia “risse virtuali”. L’Hate Speech è un fenomeno sempre più diffuso anche in Italia, infatti, più del 20% degli adolescenti*, sia maschi che femmine, ammette di aver fatto intenzionalmente commenti negativi a qualcuno o su qualcuno per offenderlo, di cui il 5% ha anche fatto prepotenze verso un compagno o conoscente usando lo smartphone e la tecnologia. Ne pagano così le conseguenze i soggetti più vulnerabili, come i bambini e gli adolescenti che fruiscono quotidianamente di tali strumenti: il 35%, infatti, dichiara di rimanerci male o di arrabbiarsi se riceve commenti negativi sotto i post, in particolare le ragazze. (puoi approfondire l’argomento in questo mio articolo)
Vamping: la moda degli adolescenti di passare molte ore durante la notte sui social media: 6 adolescenti su 10* dichiarano di rimanere spesso svegli fino all’alba a chattare, parlare e giocare con gli amici, svegliandosi anche di notte per l’esigenza di controllare il telefono. Questi comportamenti hanno delle ripercussioni anche gravi sulla salute degli adolescenti, compromettendo la quantità e qualità del sonno, portando conseguenze dannose per l’organismo e interferendo con le attività dei ragazzi, comportando delle difficoltà di concentrazione, quindi problemi nel rendimento scolastico, ma anche favorendo l’insorgere di stati ansiosi, che intaccano l’umore e gli impulsi.
Cyberbullismo: forma di bullismo perpetrata attraverso i mezzi di comunicazione elettronica. Si presenta con le stesse caratteristiche del bullismo: intenzionalità degli attacchi, persistenza nel tempo e squilibrio di potere tra bullo e vittima, ma ha delle caratteristiche proprie della comunicazione in rete, prima tra tutte il distanziamento emotivo tra aggressore e vittima, che porta a non avere un feedback del proprio comportamento aggressivo per l’impossibilità di guardare la vittima negli occhi, motivo per cui diventa difficile capire la sua sofferenza e comprendere anche le proprie emozioni. Altra caratteristica importanti sono l’anonimato che la rete può permettere, il fatto che gli spettatori diventano infiniti e che il materiale messo in rete lascia le sue tracce nel tempo. Circa 1 adolescente su 10* dichiara di aver messo in atto intenzionalmente comportamenti di cyberbullismo, mentre il 33% è sia un bullo che un cyberbullo; il 23% dei ragazzi dichiara di aver fatto intenzionalmente dei commenti offensivi e negativi a scopo denigratorio.
Per una settimana condividerò piccoli approfondimenti di questi fenomeni nella mia pagina Facebook e Instagram con l’hashtag #creaconnetticondividirispetto, perchè un mondo migliore comincia dalla piccole azioni, e conoscere questi fenomeni vuol dire saperli riconoscere e saperli affrontare, ma anche saper chiedere aiuto per i propri ragazzi.
*Dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza