La manutenzione dell’amore

L’amore…l’amore occupa una grande fetta dei nostri pensieri, sia quando c’è che quando non c’è ma lo desideriamo. Sull’amore sono stati scritti fiumi di parole, poesie, sceneggiature… l’amore può essere romantico, appassionato, struggente, sfuggente, pieno di passione, rassicurante o in mille altri modi, ognuno ha il suo…

Quando parliamo d’amore, ne parliamo anche in modo diverso: avete fatto caso che quando l’amore sta per nascere occupa molto spazio nei pensieri, ma anche nei racconti agli amici: “chissà se sono ricambiato, chissà come mai si è comportato/a  così, forse gli piaccio, gli scrivo, non gli scrivo, dammi un consiglio…”. Nelle sue prime fasi l’amore è molto condiviso, forse perché si pensa che sia tutto così bello da non essere vero, e raccontarlo vuol dire iniziare a costruire una narrazione condivisa.

Quando una relazione diventa stabile, invece, diventa più privata, prende più spazio nei pensieri, nelle attenzioni, nella cura dell’altro e della coppia, ma ha una dimensione meno pubblica: difficilmente si parlerà a lungo di come va una storia ormai consolidata, a meno che non ci siano dei problemi.

Ecco che, in preda a dubbi, delusioni, tradimenti, l’amore acquista una nuova forma di condivisione, dove si ascolta il parere degli amici, in cerca di risposte che loro non possono dare o che non vogliamo realmente sentire. In alcuni casi si cerca anche l’aiuto di un esperto e questo solitamente succede in una fase particolare dell’amore, dopo qualche tempo, quando le farfalle nello stomaco lasciano il posto alla realtà.

Uno dei grandi maestri della scuola di specializzazione che ho appena concluso, Gianfranco Cecchin, descriveva tre fasi evolutive dell’amore:

  1. Luna di miele: è la fase dell’innamoramento, chiamata da Cecchin anche “fase psicotica”, perché l’esame di realtà è posto in secondo piano. In questa fase il partner viene idealizzato, soddisfa tutte le aspettative dell’altro e non viene visto per come è, ma per come lo si vuole vedere.

“mi ricordo limpida la trasmissione dei pensieri, la sensazione che in un attimo qualunque cosa pensassimo in due poteva succedere” (Tiromancino, “La descrizione di un attimo”)

  1. Risveglio: in questa fase si evidenziano le aspettative mancate: “non sei come dovresti essere”. Il partner diventa fonte di delusione perché disattende le aspettative poste nella relazione, ed ognuno dei due cerca di cambiare l’altro, non riuscendoci. Questa fase si può irrigidire in un circolo vizioso fatto di recriminazioni reciproche e può portare la coppia a separarsi, oppure può farla evolvere in una terza fase.

“E poi cos’è successo, aspettami oppure dimenticami” (Tiromancino, “La descrizione di un attimo”)

  1. Accettazione: i due partner vedono le differenze come una risorsa e non come un limite.

La fase critica è proprio la seconda, il risveglio, ed è la fase in cui le coppie possono decidere di separarsi o di rivolgersi ad un terapeuta per cercare di continuare a stare insieme. E’ una fase dolorosa, in cui ci si accorge che l’altro non è proprio così come l’avevamo idealizzato, a volte è proprio quello che ci aveva attratto di lui a farcelo detestare. Ad esempio, amavamo così tanto che fosse una persona dinamica e indipendente e ora proprio la sua indipendenza, il fatto che voglia fare delle serate o un viaggio con gli amici è quello che ci fa arrabbiare. Amavamo il fatto che fosse così legato alla famiglia, ma ora detestiamo che la sua famiglia sia così coinvolta nelle decisioni che riguardano la coppia; amavamo che si prendesse cura di noi, ma ora ci sembra di soffocare…

Questa è la fase che richiede il maggiore impegno, che richiede ai due partner di accettare i difetti dell’altro, accettare che non è proprio come si vorrebbe che fosse, che non è l’uomo perfetto, o la donna perfetta. E’ un lavoro da fare insieme, una negoziazione, e l’ingrediente principale per superare questa fare è la comunicazione. Ognuno comunica a modo suo, c’è chi non riesce a tenere tutto dentro e appena qualcosa non va esplode, chi fa come una pentola a pressione, accumula accumula, per poi scoppiare, chi tace, pensando che dopo qualche giorno tutto passerà, chi non riesce ad esprimersi con le parole, che si bloccano in gola, e piange o tace. Ognuno ha il suo linguaggio, ma la cosa più importante per la manutenzione dell’amore anche dopo la disillusione è trovare insieme la modalità per comunicare, per affrontare i problemi, senza buttare tutta la colpa addosso all’altro, accusandolo per le sue mancanze, ma piuttosto spiegandogli come ci si sente di fronte a qualcosa che fa arrabbiare o delude e sembra non avere spiegazione.

In terapia di coppia a volte può essere utile recuperare l’idea originaria dell’amore, vedere quali sono le sue fondamenta, per poter fare progetti verso il futuro. Spesso le coppie costruiscono delle storie condivise e negoziate sul perché stanno insieme. Questa costruzione di storie spesso è legata al mito del destino: “ è pazzesco tra tutto il mondo proprio tu”, “incredibile, a 5 anni eravamo nello stesso posto e non lo sapevamo”, “se quel giorno non fossi andata lì non avrei incontrato te!”. Le coppie che funzionano, di solito, partono con questo idealismo, mentre quando la spiegazione del perché si sono messi insieme non si basa sul mito del destino e non è legata all’altro, ma a se stessi in modo conscio, di solito la coppia non funziona (es. “dovevo sposarmi perché era troppo tardi”; “i miei genitori mi hanno detto che era ora di sposarmi”).

Quello che succede dopo il destino che ha fatto incontrare i partner, è proprio quel lavoro di manutenzione di cui parlavo, quello che li porta a confrontarsi, a scontrarsi e a costruire l’idea condivisa della propria coppia, quello che, nonostante tutto, fa scegliere di continuare la relazione.

Oltre al mito fondatore, che è il mito del destino, le coppie creano infatti anche i miti organizzativi, ad esempio quello sull’intimità, la fiducia, la complicità ecc. Ognuno dei partner pensa che la coppia debba organizzarsi attorno a questi miti che sono stati negoziati, e quando uno di questi miti non viene rispettato, la coppia tende ad arrabbiarsi e litigare. Entra in gioco la dimensione rituale, che fa sì che questi comportamenti che corrispondono ai miti organizzativi tranquillizzino, e facciano da campanello di allarme quando vengono modificati.

Allora cosa fare in questa fase del risveglio?

Continuare a conoscersi meglio, parlare della propria storia, motivare le proprie reazioni, andare alla ricerca di quello che ci ha attratto dell’altro e vedere come questo si è modificato nel tempo. Ma anche, di tanto in tanto, ripensare a cosa si faceva all’inizio della relazione e recuperare qualche rituale che con la routine è andato perduto: una cena fuori, una serata alle terme, una gita avventurosa… Perché come scrive Gramellini, “Se incontrarsi resta una magia,  è non perdersi la vera favola”.

  Se senti che tu e il tuo partner siete proprio nel pieno della fase del risveglio e non riuscite più a trovarvi, state passando un momento di difficoltà, contattami, e possiamo parlare di un percorso di coppia.

Se desideri maggiori informazioni sui servizi di consulenza psicologica o vuoi fissare un primo incontro, non esitare a contattarmi.

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