I media digitali e i social network hanno un ruolo centrale nei nostri comportamenti quotidiani e accompagnano ogni momento della giornata: Whatsapp, Instagram, Facebook, Youtube…Noi adulti siamo sempre connessi e sempre raggiungibili. E quando abbiamo un figlio, arriva l’età in cui chiede “mamma, papà, mi comprate il cellulare?”. Quest’età si abbassa sempre più: da un’indagine condotta dall’Osservatorio Nazionale Adolescenza a inizio 2017 è emerso che il 98% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni possiede uno smartphone personale a partire dai 10 anni d’età. Inoltre, 3 adolescenti su 10 hanno avuto modo di utilizzare uno smartphone direttamente nella primissima infanzia, già a partire da un anno e mezzo-due, con la possibilità di accedere liberamente ad internet e alle applicazioni presenti nel telefono.
Ma come e quando si inserisce la tecnologia nella vita di una famiglia?
Le novità introdotte dal progresso tecnologico hanno delle importanti ricadute sul rapporto genitori-figli ancora prima della nascita! Grazie alle moderne ecografie, è possibile conoscere nel dettaglio i tratti somatici dei propri figli già pochi mesi dopo il concepimento, e questo rende ancora più precoce l’attribuzione di caratteristiche di somiglianza fisica, ma anche di intenti comunicativi e inclinazioni ai bambini (es. “ci sta salutando con la manina”, “guarda com’è calmo, da chi avrà preso” e così via).
Anche i cambiamenti della società hanno un impatto sull’utilizzo della tecnologia: le mamme di oggi non si occupano più esclusivamente della casa e della famiglia, ma spesso sono donne che lavorano e che hanno investito nella loro formazione. Una madre lavoratrice dovrà tornare molto presto al proprio lavoro, dovendosi separare precocemente dai figli e delegando la sua funzione ai nidi, nonni o baby sitter. Proprio questa lontananza precoce, che dura spesso per diverse ore al giorno, ha avuto delle ricadute importanti sull’espansione tecnologica del nostro tempo. La madre che fa fatica a tollerare la separazione e la distanza dal proprio bambino è diventata una madre “virtuale”: è assente fisicamente, ma organizza la sua funzione a distanza, restando in collegamento diretto con le persone che si prendono cura di suo figlio, facendosi mandare foto, audio e messaggi che testimoniano cosa sta facendo e come sta. La madre moderna ha quindi imparato a sfruttare e usare la tecnologia come un surrogato della relazione e a consegnare ai figli il primo cellulare non appena possibile, in modo che essi siano sempre raggiungibili.
Quelli che oggi vengono definiti adolescenti sempre in contatto, sono stati prima di tutto dei bambini che hanno imparato a fare a meno della vicinanza fisica costante della propria madre, mantenendo vivo un forte legame mentale e un collegamento a distanza, la stessa cosa che da adolescenti fanno con gli amici.
Spesso i genitori sono preoccupati rispetto all’uso che i figli fanno di smartphone, tablet, computer… L’inclusione delle tecnologie nel sistema familiare è, in effetti, un processo complesso, che ha delle ripercussioni sulle relazioni tra i membri, sui confini e i limiti che la famiglia pone: entrando in famiglia, la tecnologia provoca dei cambiamenti nelle regole e nei ruoli del sistema. La questione si fa delicata quando i figli sono nella fase adolescenziale, nella quale il focus delle relazioni tra genitori e figli ruota proprio attorno alla negoziazione dei confini, all’autorità genitoriale, all’autonomia dei figli adolescenti e all’espansione delle loro reti sociali. Internet può diventare allora terreno fertile in cui nascono conflitti legati a questi temi.
Come devono comportarsi i genitori rispetto all’utilizzo delle tecnologie da parte del figlio?
È necessario che gli adulti forniscano ai bambini quegli strumenti che gli consentono di sfruttare le risorse della tecnologia, senza però esagerare e senza mettersi in pericolo, attraverso il buon esempio, il monitoraggio costante e stabilendo confini e regole, per evitare un uso totalitario, mantenendo un equilibrio tra le attività digitali e quelle di interazione sociale.
- E’ importante che i genitori diano delle regole coerenti rispetto all’uso della tecnologia: alcune ricerche hanno dimostrato che le regole solitamente vengono applicate nel primo periodo dall’acquisto dello smartphone o del pc, per poi scomparire.
- Il modello di comunicazione presente in famiglia è fondamentale: nelle famiglie in cui i genitori e gli adolescenti percepiscono la loro comunicazione come empatica, aperta, incoraggiante e ispirata a fiducia reciproca, i ragazzi sono meno coinvolti in comportamenti a rischio.
- Elevati livelli di controllo da parte dei genitori sembrano essere protettivi rispetto al coinvolgimento dei figli in comportamenti a rischio nell’età 14-15 anni, mentre sembrano essere un fattore di rischio nell’età 18-19 anni, probabilmente perché i figli a quell’età hanno già interiorizzato le regole genitoriali e un controllo eccessivo può ostacolare la loro autonomia. Perché il controllo sia efficace, deve essere accompagnato da uno stile parentale aperto al dialogo e alla condivisione, per cui i genitori conoscono le attività on-line dei figli proprio dai figli stessi.
- E’ importante parlare ai figli della web-privacy: la maggior parte dei genitori dichiara di non permettere ai figli di fornire informazioni personali in internet, ma un’alta percentuale dei ragazzi lo fa, suggerendo che forse i genitori sono più compiacenti di quanto non pensino.
Se ti trovi in difficoltà rispetto all’uso che tuo figlio fa della tecnologia, se sei preoccupato perché passa molte ore al giorno on-line e credi che questo abbia delle ripercussioni negative sul vostro rapporto, Contattami, insieme troveremo delle strategie per affrontare la situazione.