Eco-ansia

Mi capita sempre con più frequenza, durante i percorsi di psicoterapia, di affrontare il tema del cambiamento climatico e di lavorare sulle emozioni che suscita, soprattutto con i giovani adulti, che nel mio piccolo campione riportano ansia, tristezza, senso di impotenza, paura per il futuro, dubbi sull’avere o meno dei figli a causa del cambiamento climatico, comportamenti pro-ambientali. Per questo motivo ho deciso di approfondire io per prima questo tema e di scrivere questo breve e non esaustivo articolo per riassumere alcuni concetti e portare dei dati delle ultime ricerche, in modo che possa essere un primo orientamento per chi sente di provare emozioni spiacevoli riguardo al cambiamento climatico.

Diversi studi dimostrano l’impatto del cambiamento climatico sulla salute mentale, sia per quanto riguarda gli effetti diretti, che hanno a che fare con eventi climatici estremi, cambiamenti graduali cronici (innalzamento delle temperature e del livello del mare), perdita della biodiversità, sia per quanto riguarda gli effetti indiretti, come povertà, carestie, ridotta qualità della vita e accesso alle risorse, ridotta coesione sociale e familiare, senso di alienazione e disconnessione dall’ambiente, derivanti dalla crisi climatica. Si è studiato l’impatto sulla salute mentale riscontando dei collegamenti con un aumento di ansia, depressione, disturbo post traumatico da stress, abuso di sostanze, aggressioni interpersonali e violenza.

Eco-ansia è il termine che si sente più spesso legato all’impatto del cambiamento climatico sulle nostre emozioni, di cosa si tratta?

L’American Psychological Association (APA) nel 2017 definisce l’eco-ansia come la paura cronica di un cataclisma ambientale (environmental doom) che deriva dall’osservazione dell’impatto apparentemente irrevocabile del cambiamento climatico e la preoccupazione per il proprio futuro e quello delle prossime generazioni. Si tratta di un mix di sentimenti come rabbia, panico, angoscia, senso di colpa, tristezza per il futuro. Ha a che fare con la preoccupazione di una catastrofe imminente, il timore per la propria sopravvivenza, e una grande sensazione di impotenza.

  • Si tratta di una nuova forma di disagio, oppure della risposta razionale a quanto sta succedendo?

L’eco-ansia non è un disturbo mentale classificato, non è di per sé una psicopatologia, ma si colloca lungo un continuum che va dall’essere una risposta adattiva al cambiamento climatico, che attiva quindi l’interesse per la sostenibilità ambientale e porta chi la sperimenta ad impegnarsi attivamente in comportamenti pro-ambientali, all’essere una risposta maladattiva che porta ad una vera e propria psicopatologia, legata a diagnosi di ansia, depressione, disturbo post traumatico da stress, autolesionismo, suicidio. La differenza nel tipo di risposta la fanno fattori protettivi e di vulnerabilità individuali.

Questo significa che provare questo tipo di emozioni non è segnale di patologia, ma rappresenta una fonte di stress che va monitorato, per evitare ripercussioni più pesanti sulla salute mentale. È necessario prendersene cura per riuscire a gestire queste emozioni nel modo migliore, per dar loro voce, per permettere di capirle all’interno della propria storia individuale, dei propri valori, speranze e desideri per il futuro.

Sentirsi preoccupati per il futuro del nostro pianeta è una reazione naturale, ma a volte può essere difficile da gestire e interferire con il nostro benessere.

Chi è più impattato?

Un importante studio del 2021 dell’università di Bath, pubblicato su The Lancet Planetary Health ha riscontrato, in un campione di 10.000 persone tra i 16 e i 25 anni, provenienti da 10 Paesi diversi, che il 59% delle persone è molto o estremamente preoccupato, mentre l’84% si dice moderatamente preoccupato per il cambiamento climatico. Più del 50% riporta le seguenti emozioni: tristezza, ansia, rabbia, impotenza, colpa.  Il 45% riferisce che l’ansia climatica impatta negativamente sulla vita quotidiana e molti riportano un alto numero di pensieri negativi rispetto al cambiamento climatico (il 75% dice che pensa il futuro sia spaventoso) e il 58% sente come inadeguata la risposta dei governi e si sente tradito.

https://www.thelancet.com/journals/lanplh/article/PIIS2542-5196(21)00278-3/fulltext

Un recente studio italiano del Giugno 2024, condotto da ScuolAttiva e dall’Università di Pavia ha indagato l’eco-ansia su un campione di 1.000 bambini in età scolare, tra i 5 e gli 11 anni. Il 95% dei bambini si dice preoccupato per il futuro del Pianeta, ma la quasi totalità, il 97%, è convinto di poter fare la differenza con le proprie azioni e chiede il coinvolgimento attivo degli adulti. Più di 1 su 3 ha dichiarato di aver fatto brutti sogni riguardanti il cambiamento climatico o l’ambiente in pericolo.

Fino ad oggi, la maggior parte delle ricerche si è focalizzata sugli impatti diretti di chi ha vissuto eventi climatici estremi, tuttavia si è riscontrato che sempre più persone stanno vivendo questo senso di angoscia legato alla crisi climatica anche senza esserne direttamente o indirettamente colpite. Anche in questo studio italiano emerge che l’eco-ansia nei bambini non è necessariamente correlata ad esperienze dirette vissute, ma è frutto della comunicazione e delle informazioni sul cambiamento climatico, che influenzano la percezione del problema da parte dei bambini.

Gli studi indicano anche come un coinvolgimento attivo nella tutela dell’ambiente e nel contrasto al cambiamento climatico sia un fattore protettivo per la salute mentale.

Come si può affrontare questo insieme di emozioni negative legate al cambiamento climatico che hanno un impatto sulla nostra salute mentale?

  • Innanzitutto riconoscendole e validandole. Queste emozioni non vanno banalizzate, infatti, se gestite in modo costruttivo, possono portare a dei comportamenti attivi che possono far sentire di fare la differenza nel proprio piccolo;
  • Informandosi su ciò che succede senza limitarsi alle notizie negative, cercando di scegliere con cura le fonti di informazione e di capire quando è il caso di non essere sovraesposti a queste notizie;
  • Trovando il proprio modo di fare la differenza, sia con azioni individuali, per esempio facendo delle scelte di vita più consapevoli, sia con azioni collettive, partecipando ad esempio a progetti ecologici;
  • Stando a contatto con la natura;
  • Confrontandosi con altre persone: parlare delle eco-emozioni aiuta, fa sentire meno soli e isolati, e può ispirare azioni collettive;
  • Non colpevolizzandosi: le scelte individuali fanno la differenza, ma non deve ricadere tutto sul singolo;
  • Cercando uno spazio di confronto con uno psicoterapeuta, se dovessero avere un impatto importante sulla propria quotidianità, per riuscire a dare un senso a queste emozioni e prendersene cura.

Eleonora Benetazzo

Psicologa Psicoterapeuta Sistemico Relazionale

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