“Cose che nessuno sa”. L’amore ad un certo punto si esaurisce, o ha bisogno di essere cercato più in profondità?

Il libro “Cose che nessuno sa” di Alessandro D’Avenia, mi ha emozionato tantissimo, mi ha dato modo di pensare alle nostre relazioni, a quello da cui scappiamo e in cui ci rifugiamo, al dolore e alla bellezza.

Uno dei passaggi più profondi riguarda le riflessioni di un padre, un marito, che quando il suo amore sembrava finito è scappato, per qualcosa di nuovo, ma di fronte ad un evento inaspettato, rilegge la sua storia, insieme a quella di Ulisse, e fa delle riflessioni commoventi, che ogni coppia merita di leggere.

“Il mio cuore cercava di ringiovanire. Questo accade quando uno si innamora: sente tutto, possiede tutta la vita. Fuggivo dalla fatica quotidiana. E ho trovato un’isola dove dimenticare il passato. Ma il mare, il mare, come per Ulisse, ci sarebbe stato sempre, a ricordarmelo… non ci si strappa il cuore senza conseguenze…”

Ho cercato il mistero che avevo visto negli occhi di tua madre in altri occhi, come se lei l’avesse perso, ma sbagliavo… spesso ci tuffiamo nella novità come se fosse la soluzione o un rimedio, come se la vita che sentiamo palpitare di nuovo dentro di noi ci facesse provare l’ebrezza dell’immortalità, ma non è di sentirci immortali che abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno di amare. Tua madre aveva smesso di essere quel mistero di mare, vento e fuoco – ci si abitua a tutto- e l’amore si era spento. Io davo la colpa a lei e la colpa era mia. Non poteva essere suo il mio amore, se io l’avevo consegnato a un’altra.

“Ha ragione Ulisse, figlia mia. Io non sapevo più cosa desiderava il mio cuore veramente. Se solo avessi saputo ascoltarlo e sentire che chiedeva più profondità, non una facile novità..”

Non mi sono più preso cura del mistero che avevo visto negli occhi di tua madre… e si è spento. Tra marito e moglie accade così, Margherita. L’altro diventa lo specchio di tutto ciò che non ci piace di noi stessi: così lei è diventata tutte le mie ombre, le mie bugie, i miei sotterfugi e soprattutto la mia pretesa di essere amato come volevo io invece di crescere nell’amarla.”

In ogni coppia può succedere che in qualche momento si perda quel mistero che l’ha fatta innamorare. Il lavoro, gli impegni quotidiani, le rinunce per costruire un futuro, il dubbio che questo futuro sia davvero condiviso, il miraggio di un’isola che riporta a quelle palpitazioni che si sono scordate, in favore di una rassicurante casa.

Questa è la fase più difficile per una coppia, è quella che può portare ad allontanarsi, come il personaggio di questa storia, alla ricerca “dell’ebrezza dell’immortalità”, di una nuova giovinezza. Eppure è anche una fase che, se superata, rende la coppia ancora più piena e solida. Permette di  mettersi in gioco, di leggersi dentro, di scoprire come “non sia solo colpa dell’altro se non ha funzionato, se l’amore sembra spento”.

A volte è difficile fare da soli questo passaggio, queste riflessioni, ed è importante fermarsi, farlo con il partner o cercare l’aiuto di un professionista, che permetta di capire se davvero l’amore è finito, o se sia solo necessario ripercorrere la sua storia e cercare più in profondità. In entrambi i casi, si può arrivare ad una scelta più consapevole e forse fatta di meno recriminazioni e conflitti.

Leggio anche il mio articolo sulla Manutenzione dell’amore e sulle sue fasi.

Dott.ssa Eleonora Benetazzo – Psicologa Psicoterapeuta

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