Quando stai vivendo un situazione che ti mette in crisi, un po’ pensi che ce la puoi fare con le tue forze, magari con l’aiuto di un amico, un po’ pensi di no, che forse è proprio il momento di andare da uno psicologo.
Lo psicologo: chi è e cosa fa
Ma cosa fa lo psicologo? Cosa mi chiederà? Saprà aiutarmi? Per quanto tempo dovrò andare? Spesso l’immagine dello psicologo è di una persona assorta, che prende appunti mentre tu parli disteso su un lettino e ti dice cosa fare o per quale motivo sepolto nel tuo inconscio ti comporti così, ma questo è un mito da sfatare, un’immagine che abbiamo visto nei film.
A volte il dubbio su chi sia lo psicologo e cosa succeda nel suo studio bloccano la richiesta di aiuto, per questo voglio parlarti di cosa avviene nel primo colloquio, quando la relazione terapeutica nasce.
Facciamo un passo indietro: quando una persona decide di rivolgersi ad uno psicologo sta vivendo una situazione di disagio, con se stesso o con gli altri, che ha delle ripercussioni sulla sua vita. Nel momento in cui chiede aiuto allo psicologo desidera cambiare, quindi non cercare di nascondere la sua difficoltà, ma comprenderla e affrontarla senza sentirsi giudicato.
Quando ci sono queste condizioni, si arriva a cercare uno psicologo, magari facendosi consigliare da qualcuno, magari cercando in internet. A volte si prende il numero e ci vuole del tempo per decidersi a chiamare, poi si prende coraggio e si fissa un primo appuntamento.
Il primo incontro con uno psicologo a Padova: cosa aspettarsi
Ti racconto quello che avviene nel mio studio e ti porto con me in un primo colloquio.
Una volta fissato un appuntamento mi trovi ad aspettarti e ti faccio accomodare nel mio studio. Per me ha un’atmosfera molto accogliente, piccolo e curato; non ci sediamo ad una scrivania, ma ci accomodiamo uno di fronte all’altro, in una poltrona e un divano, per riuscire a guardarci negli occhi e per non avere ostacoli tra di noi.
Qui, con grande curiosità, iniziamo a conoscerci. Ascolto la tua storia e ti aiuto a raccontarla facendoti delle domande. Una delle prime cose che dico, quando mi presento, è che non darò consigli, istruzioni o strade da seguire, ma farò tante domande, che serviranno a farmi capire meglio la tua storia, ma serviranno anche a te per provare a prendere in considerazione cose alle quali non avevi mai pensato, a creare dei collegamenti diversi, a usare “nuove lenti”.
Ti spiego che ho una formazione sulla terapia familiare, per cui anche se ci vediamo solo io e te, in un percorso individuale, le tue relazioni le teniamo sempre in testa, e anche se le persone per te importanti non sono nella stanza con noi, a volte possiamo immaginare cosa ci direbbero.
Ti spiego anche che le mie domande saranno una guida, ma non ho una bacchetta magica e il grosso del lavoro lo farai tu. Io sono l’esperto della relazione d’aiuto, ma tu sei l’esperto della tua storia, io ti aiuterò a trovare gli strumenti da mettere nella tua cassetta degli attrezzi, quella che porterai sempre con te, anche dopo il nostro percorso.
Dopo aver spiegato come lavoro di solito le persone tirano un sospiro di sollievo, chi dice che apprezza che non dia consigli su come deve comportarsi, perché il suo timore era che qualcuno gli dicesse cosa fare, mentre preferisce un aiuto a ragionare per poi decidere da solo, chi dice che è contento che terremo sempre in mente la sua famiglia e le sue relazioni, perché proprio quelle gli causano sofferenza, chi dice che apprezza il fatto che gli farò tante domande, perché temeva di dover parlare a ruota libera con una persona sempre in silenzio.
Una volta chiarito come lavoro e cosa aspettarsi, siamo pronti per immergerti nella tua storia. Spesso quando si arriva da uno psicologo si è già parlato tanto del motivo della propria sofferenza e si sa quasi a memoria quello che si deve dire. Più ci si racconta questa storia, più sembra immobile, impossibile da cambiare, fatta di schemi rigidi. Ecco perché sono importanti le domande, che ti permettono di creare nuovi nessi tra i fatti, nuovi significati, possibilità di letture diverse, che possano aprire al cambiamento. A volte, proprio perché le storie sono già sature di parole dette e ridette, usiamo degli strumenti diversi, come delle cartoline o immagini per descrivere te stesso, i tuoi familiari, le tue aspettative, i tuoi obiettivi o tutto quello che vogliamo provare a vedere in un modo nuovo.
Il mio è un ascolto attivo, ho in mente quali informazioni e quali temi sono importanti per capire se posso aiutarti e come, ma non seguo uno schema fisso, non c’è una tabella di domande standard uguali per tutti: ti guido nel racconto a parlare di quello che ti causa sofferenza, delle persone che fanno parte del tuo mondo di relazioni, familiari e non, di cosa ti aspetti e dei tentativi che hai fatto fino a quel momento per risolvere il problema, ma il tutto avviene in una conversazione fluida.
Una volta che ho iniziato a comprendere la situazione proviamo a definire cosa ti aspetti da questo percorso e come immagini che io ti possa aiutare. E’ sempre importante chiederti cosa ti aspetti, perché potrebbe essere diverso da quello che mi immagino e perché rispondere a questa domanda aiuta anche te a pensarci e a costruire un significato all’aiuto che chiedi.
A partire da questo possiamo pensare a degli obiettivi, cioè a quello che vogliamo raggiungere, a volte ponendo degli obiettivi intermedi. Possiamo darci dei tempi per verificare come va il percorso verso questi obiettivi, ma non stabiliremo a priori per quanto tempo vederci, perché dipende da persona a persona.
Questa è, a grandi linee, la cornice di quello che succede ad un primo incontro, anche se ogni incontro è diverso da un altro perché le persone sono diverse, così come le richieste e le relazioni che si instaurano.
Quello che per me è importante più di ogni altra cosa è far sentire la persona accolta, ascoltata e non giudicata. Il mio obiettivo è che chi esce dal primo colloquio si senta un po’ alleggerito, veda una possibilità di stare meglio e senta di essersi potuto raccontare in un modo diverso, che non si aspettava, portandosi a casa delle nuove domande.
Il primo colloquio è uno dei momenti più importanti di tutto il percorso, è quello in cui iniziamo a conoscerci, a scoprirci, in cui capiamo se possiamo e vogliamo intraprendere questa strada insieme.
Hai meno dubbi su quello che può succedere ad un primo colloquio con uno psicologo? Se vuoi fissare un primo colloquio con me o avere altre informazioni contattami!
Se desideri maggiori informazioni sui servizi di consulenza psicologica o vuoi fissare un primo incontro, non esitare a contattarmi.
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