E’ estate, per alcuni i ritmi sono sempre frenetici, per altri molto più rilassati. Per chi come me fa questo tipo di lavoro, a contatto con le persone e con la loro voglia di crescere e capirsi meglio, è il periodo dell’anno in cui si lavora meno: le scuole sono chiuse, le famiglie vanno in vacanza o si prendono del tempo per staccare la spina, qualcuno pensa anche che d’estate anche i problemi vadano in vacanza, quindi si aspetta settembre per i ritmi intensi. Mi trovo anch’io ad avere più tempo libero, quando fino a giugno avevo tutto perfettamente incastrato, così mi sono trovata a riflettere sui momenti di noia.
Sembra che ormai non si annoi più nessuno: aprendo Facebook e Instagram è un tripudio di foto di persone che si divertono: oggi sono in spiaggia, stasera a fare l’aperitivo, poi a fare serata, una rimpatriata, una gita in montagna, al matrimonio di un amico… per chi osserva tutto questo da casa può sopraggiungere un senso di tristezza, magari perché si trova in divano senza nulla da fare, e pensa di essere l’unico. Non è così e anzi, la noia non è qualcosa da cui scappare. Qualche tempo fa leggevo e condividevo sulla mia pagina questo post sulla noia e i bambini

Mi è tornato in mente, tuttavia oggi non è di bambini che vorrei parlare, ma di noi adulti. Viviamo in un’epoca in cui il tempo libero quasi non esiste e social network, videogiochi, canali youtube ci permettono di riempire ogni piccolo pezzetto di tempo non occupato. Avere il telefono sempre a portata di mano, mentre bolle l’acqua della pasta, durante la pausa caffè, quando il semaforo è rosso, non ci permette di annoiarci nemmeno un secondo. E quando capita che siamo a casa e non abbiamo nulla da fare, siamo davvero capaci di stare con le mani in mano? Ci hanno insegnato che noia è sinonimo di vuoto, che a non fare niente perdiamo tempo, siamo pigri o peggio, che questo vuoto può sfociare in qualcosa di più grave.
La noia è considerata un virus da combattere, invece è una condizione necessaria per la nostra salute mentale e per un corretto funzionamento dei processi creativi. Lo dimostrano diversi studi, come quello della dottoressa Mann che ha verificato il legame tra il sentimento di noia e lo svolgimento di un compito creativo: un gruppo di studenti era sottoposto ad un compito ripetitivo e poco stimolante; nella fase successiva a questi studenti e ad un gruppo di controllo veniva richiesto di trovare più usi possibili per due tazze di polistirolo. Il primo gruppo si dimostrava più inventivo di quello di controllo.
Succede perché, mentre si annoia, il cervello ricarica la propria creatività. Nei momenti di noia il nostro cervello ha spazio a sufficienza per perdersi in divagazioni e sogni a occhi aperti che sono importantissimi nei processi cognitivi. Torniamo un attimo ai bambini: quando si annoiano riescono a creare giochi da oggetti di uso quotidiano, ad inventare storie… ad usare la loro creatività!
“Non il progresso, né l’evoluzione biologica, né il fatto economico, né alcun altro dei motivi che di solito si adducono da parte degli storici delle varie scuole, era la molla della storia, bensì la noia“. (Alberto Moravia)
Cercare volontariamente di annoiarsi per sviluppare la propria creatività è paradossale, però possiamo metterci nelle condizioni di non evitarlo a tutti i costi, per esempio non riempiendo anche il tempo libero di attività, non tenendo il telefono sempre a portata di mano, lasciandoci la possibilità di perderci nei nostri pensieri, di sbuffare per la noia, senza contrastarla. Quando penso ai momenti di noia mi vengono sempre in mente le domeniche pomeriggio d’inverno di una quindicina di anni fa, quando ero troppo grande per uscire con i miei, quando le mie amiche non uscivano o avevano impegni di famiglia e io decidevo di rimanere a casa, in divano. Io che durante la settimana o d’estate avevo sempre mille cose da fare, proprio non le tolleravo quelle domeniche. Eppure sono partiti da li molti pensieri e spunti che mi hanno fatto sognare cosa desideravo per la mia vita, chi volevo essere e cosa non volevo. A guardarle oggi quelle domeniche non mi sembrano così tanto male, anzi, forse dovrei ringraziarle.
Mi piace questa definizione di noia dello psicologo inglese Adam Phillips: “quello stato di sospesa anticipazione in cui qualcosa potrebbe succedere ma nulla accade, uno stato d’animo di diffusa irrequietezza che circonda il più assurdo e paradossale dei desideri, il desiderio di un desiderio.”
Mi piace perché la descrive come quel momento prima che qualcosa inizi ad essere un desiderio, quel momento sospeso, dove tutto può accadere. A pensarci bene, uno dei miei momenti preferiti è quando qualcosa sta per accadere; la noia potrebbe essere una delle strade, certo non l’unica, per arrivare a questo momento. Devo tenerlo a mente anche io. Perchè ogni tanto mi annoio e, tutto sommato, non è così male, perché questi ritmi lenti estivi hanno rimesso in circolo un sacco di pensieri e idee per i prossimi mesi.
Il mio invito per l’estate è questo: non sentitevi sfigati perché oggi siete in divano e vi state annoiando, mentre sembra che tutti si divertano ogni giorno tutto il giorno. Fate un respiro e lasciate andare la mente, vi suggerirà sogni e mondi in cui perdervi. Vi darà delle idee su come fare ciò che sognate, e stimoli a inventarvi qualcosa che chissà dove vi porterà. La noia è una grande ricchezza. Solo provando quella sensazione si può essere in grado di rinnovarsi e darsi la spinta propulsiva per riorganizzare il proprio tempo e i propri spazi.
Se invece i momenti liberi di questa estate ti portano a farti delle domande sulla tua vita e a desiderare di fare chiarezza, contattami e sarò felice di aiutarti!
