“Mi ha chiesto di sposarlo, e adesso?” L’organizzazione di un matrimonio e le sue implicazioni emotive

Mi piace parlare di cose che mi siano vicine, che osservo mentre parlo con le persone che mi circondano, partendo dai racconti di un paziente e perché no, da esperienze personali. Ecco perché oggi vorrei parlare dell’organizzazione del matrimonio e di quello che comporta a livello emotivo, visto che ci sono passata da pochi mesi.

Partiamo dalla decisione di fare questo passo. Alcune persone mi hanno raccontato di aver pensato di doverlo fare assolutamente entro i trent’anni, perché tutti si aspettano che sia così, perché poi si è troppo in là con l’età, perché prima di avere un figlio bisogna regolarizzare le cose… Ne ho già parlato in questo articolo; penso che per affrontare serenamente questo passo sia davvero importante che la decisione venga dal desiderio dei due sposi, non da pressioni esterne, perché sposarsi è dirsi “per sempre” e il per sempre a volte può far paura anche quando lo si sceglie insieme, ancora di più quando arriva da imposizioni o condizionamenti esterni.

Poi arriva il momento dell’annuncio a famiglia e amici: c’è chi ti dice che era ora, chi che avete fatto troppo in fretta, chi ti chiede cosa ti sposi a fare, chi ti dice che è il più grande errore. Respira e torna al paragrafo precedente… è una scelta che avete preso voi due, la vostra coppia, solo voi sapete bene quanto è forte il vostro legame e perché proprio quello è il momento giusto.

Per conoscere meglio il mondo delle nozze, visto che avevo ancora poche esperienze da “amica della sposa”, mi sono scaricata un’app con consigli, recensioni di fornitori, articoli sulle ultime tendenze e una community, dove le spose potevano chiedere dei consigli, scrivere i loro dubbi e le loro preoccupazioni, e le altre potevano rispondere.  Io, che sono appassionata di storie di vita, leggevo velocemente tutti i post in cui si chiedevano consigli sui colori dei nastri delle bomboniere, sui coni per lanciare il riso più belli e gli abiti di tendenza, e mi soffermavo sui post dove le spose erano preoccupate, deluse o tristi per reazioni che non si aspettavano da parenti, amici e futuri mariti, oppure raccontavano un po’ della loro storia, del perchè avessero preso certe decisioni per le loro nozze e come le stavano vivendo.

Ho capito che il matrimonio può smuovere sentimenti davvero forti, e non parlo solo di quelli di attesa, gioia, commozione quando la sposa prova l’abito o c’è lo scambio degli anelli, ma anche di quelli meno belli. Come antichi rancori familiari che non sono per niente sepolti, per cui nel momento di dover assegnare il posto a tavola ad ogni invitato possono crearsi situazioni spiacevoli e famiglie divise; o vuoti causati dall’assenza di una figura importante che si vorrebbe vicino ma non c’è più, come un genitore o la nonna che ci ha cresciuti; o discussioni su contenuti banali, che nascondono presagi di lotte su chi deve prendere le decisioni in famiglia, per non parlare poi dell’ansia per il timore che non sia tutto sotto controllo. Insomma, anche il giorno più bello può nascondere delle insidie davvero grosse tanto da arrivare a dubitare che sia stata la scelta giusta.

Il momento critico è l’organizzazione, che duri 6 mesi o un anno e mezzo, questo periodo può essere davvero stressante perché ci sono tante decisioni da prendere. E quando le decisioni sono su qualcosa che non riguarda solo la coppia, ma anche le famiglie d’origine (vedi chi invitare, chi paga cosa), possono portare alla luce dinamiche che fino a quel momento non erano evidenti. In questo momento emergono tante differenze che se vengono accolte e gestite possono arricchire la coppia e il rito, se invece si irrigidiscono e non sono negoziabili possono portare a grossi conflitti.

Sia con il partner che con la propria famiglia d’origine a volte si esplode e si litiga, non tanto perché si pensa che il loro punto di vista e il suggerimento che hanno dato sia sbagliato, ma per il modo in cui questo ci fa sentire, o per il modo in cui viene espresso. Capita che si perda molto tempo a cercare un fornitore particolare e che il partner sminuisca il lavoro o sembri disinteressato, o che i genitori chiedano di fare qualcosa di diverso, perché in famiglia si è sempre fatto così. Si arriva allo scontro non tanto per quello che dicono o fanno, ma perché toccano la relazione, vanno a toccare chi decide cosa e come si arriva a una decisione.

Cosa fare?

Il mio consiglio è sempre lo stesso: parlare di come ci si sente e di come l’altro ci ha fatto sentire. C’è un motivo se uno dei due scoppia per una cosa apparentemente banale, forse questa cosa ha toccato delle corde scoperte.

Al corso prematrimoniale hanno insistito molto sul dire al partner come mai ci ha fatto arrabbiare e come ci ha fatto sentire, piuttosto che attaccarlo e offenderlo. Sono d’accordissimo, è l’unica strada per trasformare un conflitto in una risorsa. E per quanto riguarda chi ci è vicino, i confini e le richieste devono essere esplicite, per evitare che i non detti possano rovinare quel giorno e in generale quelle relazioni.

L’altro tasto dolente è il timore che qualcosa non vada come nei piani. C’è chi vive serenamente l’imprevisto, chi lo vuole controllare. Tra le storie delle spose che leggevo l’ansia principale era il meteo, il timore che piovesse e che si rovinasse la giornata. Penso che prima di tutto sia importante distinguere tra cosa si può controllare e cosa no: scegliere con cura i fornitori per evitare brutte sorprese e fare una scaletta della giornata per evitare che quando la gente inizierà ad andare a casa non si sia ancora mangiata la torta è un conto, controllare ogni ora il meteo durante le tre settimane precedenti è un altro.

Quindi?

Perché il panico non prenda il sopravvento e non ci rovini le ultime settimane di preparativi è importante fare pace con il fatto che non possiamo controllare tutto e gestire la paura con un piano b. Non possiamo controllare il meteo, ma scegliere un tipo di location che permetta di svolgere tutto anche all’interno, può aiutare a gestire l’ansia.

Per ogni preoccupazione che passa per la testa il mio consiglio è di fermarti a pensare se è davvero così terribile e qual è la cosa peggiore che può succedere se dovesse capitare. Inoltre potresti pensare a cosa davvero è importante quel giorno e focalizzarti su quello, per esempio il fatto che le persone speciali della tua vita siano presenti al tuo fianco. Oggi mi sbottono un po’ più del solito e faccio un piccolo esempio dalla mia esperienza personale: non ho mai avuto la paura che piovesse, forse perchè temevo che qualcuno di veramente importante non potesse esserci in pieno, e questo mi ha aiutata a dare un peso diverso alle due cose.

A volte le cose non vanno come ci si aspetta, ma mi ha rincuorato tanto leggere nella community le storie di chi, dopo il matrimonio, ha raccontato la sua giornata. Quasi tutte dicevano che il tempo è volato, che quando hanno visto il marito aspettarle all’altare si sono commosse e tutte le paure per come andava la giornata sono svanite, che essere circondati da parenti e amici in un giorno così importante è stato magico, che è stato tutto emozionante e che ci sono stati dei piccoli o anche grandi imprevisti, ma è andata bene così.

Questo è anche quello che dico io quando mi chiedono come sia andata quel giorno. E’ un giorno talmente speciale, che anche nei momenti più stressanti dell’organizzazione, anche di fronte a qualche piccola grande discussione, il mio invito è quello di pensare a quello che succederà pronunciando le fatidiche parole: “Io accolgo te come mio sposo…”

Non preoccupatevi se qualcuno pensa che siate matti a sposarvi o se vi dice che sembrate troppo tranquilli o che siete troppo stressati… solo chi ci è passato sa quante cose ci sono da fare dietro ad un solo giorno, però quei pochi minuti del rito vero e proprio racchiudono tutta l’essenza della giornata, tutto il resto è occasione di confronto e crescita, ma solo se non viene nascosto.

 


Se ti trovi nel bel mezzo dell’organizzazione del matrimonio e ti accorgi che le emozioni negative stanno prendendo il sopravvento, non ignorarle, ma dai loro voce insieme al tuo partner, perchè le tue paure possono diventare un’importante occasione di crescita e confronto nella vostra coppia. Se senti o sentite di aver bisogno di un aiuto  da un professionista per capire meglio cosa vi sta succedendo o fare luce su alcune emozioni, contattami.

 

Dott.ssa Eleonora Benetazzo – Psicologa e Psicoterapeuta familiare e relazionale

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