“Se vuoi, puoi”, “tutto è ancora possibile, tutto è possibile da adesso”, “puoi scegliere chi vuoi essere”.
Fino a 60-70 anni fa si passava direttamente dall’infanzia all’età adulta: una volta finito il breve ciclo di scolarizzazione, i ragazzi iniziavano a lavorare e presto si impegnavano anche nella vita coniugale. 40-50 anni fa la scolarizzazione spesso durava un po’ di più, ma alla soglia dei 20 anni spesso si avevano già un lavoro e una relazione stabile. Oggi invece non è più così, all’età in cui i loro genitori hanno fatto famiglia, preso casa e avuto un lavoro stabile, questi ragazzi si affacciano al mondo adulto, ma sono ancora sulla soglia, incerti e spesso spaventati all’idea di attraversarla. Sanno che potrebbero fare tutto, ma questo tutto è talmente grande, che rischiano di perdercisi dentro.
Chi sono i giovani adulti?
Sono ragazzi che hanno già vissuto i cambiamenti psicologici, sociali e relazionali dell’adolescenza, ma non sono ancora adulti. Solitamente studiano e spesso lo faranno ancora per molti anni, oppure lavorano, ma non hanno ancora raggiunto un’indipendenza economica e abitativa. In Italia, si sa, i giovani escono di casa molto più tardi rispetto ad altri Paesi, e le cause di questo ritardo per una parte possono risalire alla nostra cultura familiarista, ma anche ad altri fattori, come l’allungamento dei tempi di istruzione e formazione e la disoccupazione giovanile.
Spesso questi ragazzi sono cresciuti con l’idea che potessero scegliere il loro futuro in base alle loro inclinazioni e ai loro interessi, sperimentandosi e prendendo il tempo necessario. Un’opportunità davvero bella, lontana dalle scelte obbligate di qualche decennio fa, dove i giovani dovevano seguire la strada professionale tracciata dalla famiglia, o trovare al più presto un lavoro per contribuire al budget familiare, ma allo stesso tempo un’opportunità che può diventare rischiosa, perché quando si può scegliere qualsiasi cosa e si è stati abituati ad avere tutto, si rischia di non sapere cosa si desidera davvero.
Lo psicologo americano Barry Schwartz sottolinea come l’ampia libertà, associata alle scarse responsabilità può rappresentare una grande conquista, ma anche un grande pericolo di stallo psicologico, che rischia di generare un senso di incertezza e una paralisi emotiva.
Sembra dunque che i giovani adulti siano impegnati in una costante fase di sperimentazione adolescenziale, un lungo tirocinio di vita, dal quale faticano ad uscire, scegliendo una strada definita. Specchio di quanto avviene anche sul lavoro: costretti a passare da un tirocinio all’altro, da una formazione all’altra, da un apprendistato all’altro nell’attesa di giungere poi a un lavoro stabile.
Questo, ad un primo sguardo può sembrare riguardare solo l’ambito delle scelte di formazione e lavoro, ma contagia anche l’ambito delle relazioni sociali e affettive.
Quali sono i compiti di sviluppo dei giovani adulti?
In questa età viene richiesto di scegliere chi si vuole essere, di realizzare un progetto di vita, che porti ad affermarsi dal punto di vista lavorativo e affettivo. Mentre l’adolescenza è l’età delle sperimentazioni e della conoscenza di sé, il giovane adulto va verso una maggiore definizione di quello che è e delle proprie scelte.
Ricordo bene che quando avevo 19 anni, in una delle prime lezioni di Psicologia dello Sviluppo, il mio professore ci ha detto “ricordatevi, ogni scelta è la rinuncia a qualcos altro”. Questa frase mi è rimasta impressa e mi ha dato tanto su cui riflettere, allora come oggi. Forse uno degli aspetti più difficili da affrontare è proprio l’elaborazione delle tante possibilità immaginate e perdute. Questo probabilmente è più difficile oggi, rispetto a qualche decennio fa, perché viviamo nell’era dove tutto è possibile, grazie alle infinite opportunità che scopriamo con un semplice clic, con un maggior senso di angoscia rispetto alle scelte definitive: matrimonio, lavoro a tempo indeterminato, la casa che durerà una vita. Forse questo è il punto critico dei “giovani adulti”, ma forse anche uno dei punti di forza, che permette di potersi adattare, di poter rivedere i propri progetti in corso d’opera.
Cosa fare?
Guardare alla propria storia, ai vincoli, limiti e possibilità, che possono nascere. Riconoscere le radici che tengono “legati” e le ali che permettono di volare, entrambi come elementi necessari.
Restringere il campo delle proprie possibilità facendo delle scelte, che inevitabilmente porteranno a rinunciare ad altre possibilità, ma aiuteranno a tracciare il proprio percorso.
Pensare a degli obiettivi a breve termine, che possano essere i passi per raggiungere obiettivi a lungo termine, che possono spaventare. Scegliere obiettivi misurabili nel tempo aiuta a capire a che punto si è ed eventualmente a ritarare il proprio percorso.
Se ci si sente persi nel mare delle possibilità e delle responsabilità, cercare un aiuto professionale per orientare le proprie scelte, con la consapevolezza che parte da un lavoro sulla propria storia.
Dott.ssa Eleonora Benetazzo – Psicologa Psicoterapeuta